
Al Salone del Camper di Parma, aperto fino al 21 settembre, il Ministro del Turismo Daniela Santanchè ha ufficializzato la graduatoria del bando “Aree di sosta camper”, avviando un intervento che finanzia la realizzazione e la riqualificazione di oltre 4.400 piazzole distribuite in 170 Comuni; con una dotazione complessiva superiore a 25,7 milioni di euro l’iniziativa nasce da 237 candidature e ha ammesso 152 interventi, segnali concreti di risposte alle esigenze locali e di rafforzamento dell’offerta ricettiva diffusa. Le stime indicano ricavi gestionali attesi intorno a 267 milioni di euro annui e un impatto economico complessivo a regime oltre i 373 milioni; la ripartizione dei fondi mostra un equilibrio territoriale con il 28,5% al Nord, il 28,2% al Centro e il 43,3% al Sud e nelle Isole, elemento utile per una più equa distribuzione dei flussi turistici e per sostenere borghi e centri minori. Il Ministro ha richiamato l’obiettivo di andare oltre la semplice dotazione di stalli, parlando di rigenerazione territoriale e valorizzazione delle comunità, concetti ripresi anche da Antonio Cellie, AD di Fiere di Parma, e da Simone Niccolai, presidente APC, che hanno ribadito il ruolo del Salone come piattaforma internazionale e vetrina per il made in Italy applicato al turismo itinerante. La manifestazione, con oltre 600 veicoli esposti e 300 aziende presenti su circa 100.000 metri quadrati, offre occasioni per confronti tecnici e alleanze commerciali e attrazione di investimenti esteri. Il settore mostra segnali di vivacità, con un incremento delle immatricolazioni nei primi otto mesi del 2025 e nuovi segmenti d’utenza, dagli sportivi agli smartworker; tuttavia il risultato dipenderà dalla qualità delle realizzazioni e dalla gestione: servizi essenziali, manutenzione programmata, regole chiare, connettività e politiche di sostenibilità sono requisiti necessari per trasformare le piazzole in leve reali di destagionalizzazione, occupazione e sviluppo locale. Per tradurre cifre e intenzioni in benefici duraturi servono coordinamento operativo tra Ministero, Regioni e Comuni, monitoraggio trasparente e coinvolgimento delle comunità, perché l’intervento produca impatti effettivi e duraturi sui territori.







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