Camper e libertà: il diritto di sostare – di Remigio Calderaro – 10/10/25

Negli ultimi anni, in molte località italiane si moltiplicano i cartelli che recano la scritta “Vietato ai camper”, accompagnata dal riferimento all’articolo 185 del Codice della Strada. Un richiamo che, troppo spesso, viene utilizzato in modo improprio per limitare la libertà di sosta dei camperisti, alimentando confusione e penalizzando chi viaggia nel pieno rispetto delle regole. L’articolo 185 è chiarissimo:”La sosta delle auto-caravan, dove consentita, sulla sede stradale non costituisce campeggio, attendamento e simili se l’autoveicolo non poggia sul suolo salvo che con le ruote, non emette deflussi propri, salvo quelli del propulsore meccanico, e non occupa comunque la sede stradale in misura eccedente l’ingombro proprio dell’autoveicolo medesimo. È vietato lo scarico dei residui organici e delle acque chiare e luride su strade ed aree pubbliche al di fuori di appositi impianti di smaltimento igienico-sanitario”. Eppure, in molti Comuni, questi principi vengono distorti con cartelli o ordinanze “creative”, che finiscono per scoraggiare, o addirittura vietare, la presenza dei camper, anche quando la sosta è perfettamente legittima. C’è un aspetto che rende la situazione ancora più assurda. Se io, per esempio, arrivo in una zona panoramica con la mia automobile, apro il cofano, metto un tavolino e due sedie pieghevoli e faccio un picnic, nessuno mi dice nulla. È considerato un momento di svago all’aria aperta. Se invece faccio la stessa identica cosa arrivando con il camper diventa “campeggio”. La stessa azione, ma due pesi e due misure. È questa incoerenza che alimenta la percezione distorta del camperista come un soggetto “da contenere”, quando in realtà si tratta semplicemente di un viaggiatore che ha scelto un modo diverso di vivere il territorio. Il vero problema sta nella mancanza di uniformità e nella disinformazione che ancora oggi regnano tra i regolamenti comunali. Molti dei divieti esposti non hanno un reale fondamento giuridico, ma vengono collocati per “prevenire problemi”, finendo invece per crearne di nuovi. Ogni cartello di divieto scoraggia un gruppo di visitatori, riduce l’indotto economico e proietta un’immagine chiusa e poco accogliente del territorio. Al contrario, laddove si scelgono aree di sosta ben organizzate, camper service e spazi dedicati, il turismo cresce, le attività locali ne beneficiano e il Comune guadagna in reputazione e in presenza turistica. Per uscire da questa impasse non servono nuovi divieti, ma regole chiare e comportamenti coerenti:

– Un chiarimento ministeriale che ribadisca la corretta interpretazione dell’articolo 185, distinguendo in modo netto tra sosta e campeggio, e intervenendo solo nei casi di effettivo abuso.

– Un modello unico di cartellonistica, approvato a livello nazionale, che elimini la possibilità per i Comuni di introdurre divieti arbitrari.

– Un confronto stabile tra amministrazioni locali e associazioni di camperisti, per favorire soluzioni condivise e garantire accoglienza senza penalizzazioni.

Sarebbe veramente interessante l’apertura di una discussione nazionale sul tema, che coinvolga Ministero dei Trasporti, ANCI e le principali realtà associative. È tempo di superare l’idea che il camperista sia un problema e non una risorsa. Chi viaggia in camper rispetta i luoghi, li vive in modo diretto e autentico, e porta economia diffusa, spesso in periodi dell’anno lontani dal turismo di massa. Serve un patto di civiltà tra istituzioni e turisti: chi rispetta le regole deve poter sostare, senza sentirsi un intruso. Solo così potremo costruire un’Italia più ospitale, capace di valorizzare tutte le forme di turismo responsabile, anche quella, libera e consapevole, di chi sceglie di portarsi la casa dietro per sentirsi ovunque, per davvero, a casa.


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